Nei bandi le spese ammesse sono quelle che si possono dimostrare, e la dimostrazione comincia dai preventivi. Un preventivo generico, intestato male o non coerente con il progetto può far tagliare una voce di spesa in istruttoria, ridurre il contributo o creare problemi al momento della rendicontazione. Bastano poche regole per evitarlo.
Cosa deve contenere un preventivo
- Intestazione corretta: ragione sociale, partita IVA e sede dell'impresa che presenta la domanda.
- Dati completi del fornitore, con un'attività coerente con ciò che vende.
- Descrizione dettagliata: marca, modello, caratteristiche tecniche, quantità. «Fornitura macchinari» non basta.
- Prezzi unitari e totali, con l'IVA indicata separatamente.
- Data e validità, compatibili con i tempi del bando.
- Beni nuovi, quando il bando lo richiede, e dichiarazione esplicita se si tratta di beni usati o ricondizionati.
Le regole che molti bandi aggiungono
- Più preventivi a confronto: alcuni bandi chiedono due o tre offerte per ogni voce e la motivazione della scelta, soprattutto per consulenze e servizi.
- Fornitori indipendenti: in genere non sono ammessi acquisti da soci, parenti o imprese collegate.
- Spese successive alla domanda: ordini, contratti e pagamenti effettuati prima della presentazione spesso non sono ammissibili.
- IVA: di norma non è una spesa ammissibile, salvo quando resta a carico dell'impresa perché non detraibile.
- Pagamenti tracciabili: bonifico o strumenti equivalenti, mai contanti, spesso con il codice del progetto indicato in fattura.
Dal preventivo alla rendicontazione
Il preventivo approvato diventa il riferimento per tutto il progetto: la fattura dovrà corrispondere per descrizione e importo, e ogni variazione importante va comunicata e motivata. Conviene costruire subito un fascicolo per ogni spesa con preventivo, ordine, fattura, pagamento e documento di consegna: è esattamente ciò che verrà chiesto al momento di incassare il contributo.
Gli errori più comuni
- Preventivi intestati al titolare invece che all'impresa.
- Importi diversi tra preventivi, business plan e modulo di domanda.
- Voci «a corpo» senza dettaglio, che l'istruttore non riesce a ricondurre alle spese ammissibili.
- Ordini firmati prima della domanda per non perdere un'offerta del fornitore.
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